venerdì 24 maggio 2013

Intervista con Campi: L’imprescindibilità della politica. La lezione de “Il Principe” 500 anni dopo


Intervista di Luigi Pandolfi con Alessandro Campi*.
“La politica, malgrado tutto, rappresenta l’unico strumento che gli uomini hanno a disposizione per governarsi, per restare uniti, per gestire i conflitti che inevitabilmente li dividono e per cercare di costruirsi un futuro comune. Nel caso di Machiavelli, la sua lezione più attuale è l’invito a considerare la politica non uno strumento per redimere l’uomo dai suoi vizi e dalle sue debolezze, ma uno strumento per governare la contingenza e la dinamica della storia, che, com’è noto, non procede in modo razionale e prevedibile”. 
Parliamo dell’eredità del pensiero di Machiavelli in rapporto ai temi stringenti dell’attuale temperie politica e culturale con Alessandro Campi, curatore della Mostra “Il Principe di Niccolò Machiavelli e il suo tempo. 1513 -2013” promossa dall’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani e dall’Aspen Institute Italia. La mostra, che chiuderà i battenti il prossimo 16 giugno, è ospitata presso il Complesso del Vittoriano a Roma e offre ai visitatori ritratti ed immagini di Machiavelli nelle diverse epoche, una galleria di personaggi e avvenimenti che hanno segnato il suo tempo, le più importanti e prestigiose edizioni a stampa del celebre trattato.  
Il Professor Campi (1961) insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Perugia. E’ direttore del trimestrale “Rivista di Politica”, edita da Rubettino, e direttore dell’Istituto di Politica (www.istitutodipolitica.it). E’ stato Segretario generale della Fondazione Ideazione e Direttore scientifico della Fondazione Farefuturo. Attualmente è membro del Consiglio direttivo di “Italiadecide - Associazione per le politiche pubbliche”. Suoi saggi, articoli e volumi sono stati pubblicati in Argentina, Belgio, Cile, Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti e Ungheria.
Quest'anno ricorre il cinquecentenario de “Il Principe”. Si può parlare di una eredità spendibile del pensiero politico di Machiavelli?

I classici hanno sempre qualcosa da insegnare. Nel caso di Machiavelli, la sua lezione più attuale è l’invito a considerare la politica non uno strumento per redimere l’uomo dai suoi vizi e dalle sue debolezze (che sono intrinseca della sua natura), ma uno strumento per governare la contingenza e una dinamica della storia che non procede in modo razionale e prevedibile.  Il suo realismo, tanto spesso citato, in fondo è questo: non un’espressione di cinismo e rassegnazione, ma il convincimento che per  cambiare  la realtà bisogna prima conoscerla (“la verità effettuale delle cose”) e poi agire su di essa con determinazione e costanza.

Negli ultimi anni i temi “etici”  e le “questioni morali” hanno avuto un gran peso nella lotta politica italiana. Possiamo davvero dire che dopo Machiavelli tali questioni sono solo il retaggio di una stagione prepolitica?

L’idea che Machiavelli sia stato insensibile alle questioni di natura etica è solo una vecchia favola. Ha spiegato che la politica è cosa diversa dall’etica, mentre prima – nella tradizione  classica - si pensava che coincidessero, ma non ha mai detto che il buon governante, per essere tale, deve “necessariamente” e in ogni circostanza muoversi secondo criteri di utilità e convenienza e non lasciarsi condizionare dai proprio valori. Machiavelli ha detto una cosa diversa: che talvolta, soprattutto in circostanze straordinarie, si può essere costretti, nell’interesse della collettività, a prendere misure che non collimano con i nostri convincimenti morali, ma questo appunto rappresenta il lato tragico della politica.

Cos’è la politica oggi? Quale la sua reale funzione nelle nostre società?
A dispetto del discredito che la circonda, rappresenta l’unico strumento che gli uomini hanno per governarsi, per restare uniti, per gestire i conflitti che inevitabilmente li dividono e per cercare di costruirsi un futuro comune. Una mondo senza politica equivale al caos. Se oggi dobbiamo temere la corruzione e l’inefficienza, in un mondo senza politica – il che vorrebbe dire senza istituzioni e strutture di governo – si dovrebbe temere l’anarchia e la sopraffazione dei più forti a danno dei più deboli.

Partendo dal “Principe” di Machiavelli, persona reale, Gramsci elaborò il concetto di “moderno principe”, riferendosi al partito politico moderno,  organizzato, ideologicamente strutturato e con una visione generale del mondo. Cosa rimane di quella soggettività politica? Possiamo dire che col novecento si è chiusa definitivamente la stagione dei partiti?

Gramsci ha avuto una felice intuizione quando ha definito “Il Principe” un “libro vivente”, nel senso che si tratta di un testo che è stato capace di parlare ai suoi lettori, in modo sempre diverso, nel corso dei secoli. Ma la sua idea che il “moderno principe” dovesse coincidere con il partito rivoluzionario di massa mi sembra sia stata sopravvalutata dai critici, come l’evoluzione delle democrazie contemporanee ha dimostrato.

Oggi si parla molto di antipolitica e di populismo. E alcuni sostengono che Machiavelli costituisca una risposta ante - litteram a tali fenomeni. E’ proprio così?
Populismo e antipolitica sono fenomeni che appartengono ad un orizzonte storico che Machiavelli non ha conosciuto. Ha però conosciuto la demagogia apocalittica di un politico-predicatore dello stampo di Savonarola, che non gli piaceva e che considerava pericoloso per gli equilibri politici fiorentini. Dinnanzi ad alcuni predicatori contemporanei forse proverebbe la stessa diffidenza.

*L’intervista è stata pubblicata anche sul sito “Calabriaonweb”


giovedì 23 maggio 2013

Il Sindacato degli Studenti: FAMElici aumenti


Riceviamo da “Il Sindacato degli Studenti” di Padova e pubblichiamo:

Adeguamento” delle tariffe mensa? Adeguiamo la protesta!

Oggi giovedì 23 maggio 2013, il Sindacato degli Studenti ha organizzato un contro pranzo di protesta contro gli aumenti delle tariffe mensa annunciati dall’Esu di Padova lo scorso 17 maggio: con decreto del Commissario Straordinario Rocco Bordin, da martedì 21 maggio le tariffe hanno subito quello che ufficialmente è stato definito un “adeguamento”, ma che nel concreto rappresenta un effettivo aumento che sfiora il 10% per migliaia di studenti dell’Università degli Studi di Padova.

Non tolleriamo come la voce degli studenti che, in quanto rappresentanti, abbiamo portato in Consiglio di Amministrazione sia rimasta inascoltata e pure sbeffeggiata, viste le numerose richieste di presa visione del bilancio, rimaste sempre volutamente ignorate.

Andando oltre le critiche ad un organo completamente svuotato della sua funzionalità da anni, a causa dei litigi e dispetti tra Università ed ESU per futili motivi di diversa appartenenza politica (o sarebbe meglio dire tra PD e Lega-PdL?), e la finta disponibilità di chi si indigna per dei post-it, che altro non esprimono se non il parere delle studentesse e degli studenti, la nostra proposta era semplice: tagliare e diminuire quanto più si poteva senza alterare la natura del servizio, pur di lasciare invariate le tariffe. Ci è sempre stato detto che lo si era già fatto, che l’ente era già arrivato ad eliminare tutti gli sprechi, ma proprio per questo avevamo bisogno di dati e bilancio, per verificarlo e per portare una proposta concreta e alternativa all’aumento che gli studenti hanno chiaramente giudicato improponibile, come si può notare dalla protesta dei post-it che Il Sindacato degli Studenti ha proposto il 18 aprile nelle mense Piovego e San Francesco.

Avendone l’Esu dato notizia attraverso il sito dell’Esu il 17 maggio, e con un cartello appeso alle casse delle mense il lunedì successivo, le studentesse e gli studenti martedì 21 si sono trovati una brutta sorpresa arrivati alla cassa della mensa: parliamo di un aumento di 0,40 € per il pasto completo e di 0,30 € per il ridotto, per quanto riguarda la fascia B, che comprende la fetta maggiore degli studenti che usufruiscono del servizio, e un aumento di 0,50 e 0,40 € per la fascia C, che comprende gli studenti “privi dei requisiti di merito” e senza differenziazioni di ISEE. Ma non è mica finita qui: i borsisti della fascia D1 (che a pranzo pagano zero) e D2 (ovvero i non beneficiari del primo anno che a pranzo pagano 2,30 e 1,80 €) a cena si vedranno applicare la tariffa B, chiaramente maggiorata.

Ma cosa vuoi che sia per qualche centesimo” ci è stato risposto più e più volte da chi dall’alto ci vuole comandare, ma gli studenti sanno bene l’importanza dei centesimi, soprattutto se il criterio di applicazione delle tariffe non vede nessuna differenza di reddito, cosicché uno studente che ha 20mila punti ISEE paga lo stesso di chi ne ha 90mila.

Ma cos’è successo in queste settimane?

22 marzo: approvazione del bilancio di previsione 2013 della Regione Veneto: la voce “Spese per il finanziamento degli esu/ardsu” è in linea con il finanziamento del 2012 che però aveva subito dei tagli rispetto agli anni precedenti.

5 aprile: CdA dell’ESU in cui viene formulata la proposta di aumento (“aggiornamento”) delle tariffe mensa, con richiesta di rinvio della discussione in considerazione dell’assenza di alcuni rappresentanti degli studenti.

18 aprile: CdA dell’ESU, ore 16:00. Azione in San Francesco e Piovego durante il pranzo “Non POSTicipare la protesta!”

22 aprile: CdA dell’Università ore 15:00. Sit-in di protesta contro l’aumento delle tasse per gli studenti fuori corso, ulteriore spada di Damocle che pende sugli studenti in contemporanea alla discussione sulle tariffe mensa.

23 aprile: dichiarazioni del Commissario straordinario dell'Esu, Rocco Bordin, nelle quali Il Sindacato degli Studenti viene accusato di farsi pubblicità sulle spalle degli studenti per proteste contro aumenti a suo dire inesistenti. Una sua dichiarazione recita testualmente “Ma quale aumento del 10% per i pasti”. Insomma, la matematica è un’opinione.

24 aprile: CdA dell’ESU ore 16:00. Sit in di protesta dopo il quale i rappresentanti ottengono la creazione di un tavolo di lavoro per la settimana successiva, con l’intento di trovare una soluzione che rappresenti il male minore per gli studenti: questo è quanto concordato in CdA, ma alla fine il commissario straordinario, raggiunto telefonicamente dalla stampa locale, dà già per approvati sia l’aumento dei prezzi sia i tagli al servizio.

30 aprile: durante il tavolo tecnico i rappresentanti chiedono per l'ennesima volta il consuntivo e il bilancio. La riunione si conclude con la promessa di inviare i dati ai rappresentanti e di contattarli in caso di qualsiasi decisione.

17 MAGGIO: PUBBLICAZIONE DEL DECRETO CHE SANCISCE L’AUMENTO DELLE TARIFFE MENSA, con decorrenza da lunedì 21 maggio 2013.

Nonostante il silenzio elettorale ci abbia impedito di mobilitarci immediatamente per la giornata di lunedì 20 maggio, Il Sindacato degli Studenti ha convenuto che non fosse possibile sottostare a quanto deciso dall’Esu: abbiamo lanciato il nostro contro pranzo al fine di boicottare questo decreto, e per rendere nota la contrarietà degli studenti.  

“Circa 200 studenti si sono fermati oggi ai nostri tavoli in via Marzolo” dichiara Giada Pigatto, rappresentante degli studenti nel Consiglio di Amministrazione dell’Esu “e molti sono stati quelli che ci hanno chiesto se saremo presenti ancora nei prossimi giorni per ripetere l’iniziativa: dall’affluenza e dall’entusiasmo che abbiamo visto oggi, riteniamo doveroso continuare la protesta.”
 
 

"Sguardi sul tempo" alla Casa dei Carraresi


Un percorso dalle origini fino ai grandi contemporanei della fotografia per rileggere i grandi cambiamenti culturali e sociali; ma anche il nuovo ciclo di lavori su Venezia di Francesco Jodice, tra incontri e workshop

Treviso - Parte la terza edizione di
 F4 / un'idea di Fotografia, (15 giugno - 11 agosto 2013) il festival promosso da Fondazione Francesco Fabbri con un ampio programma di esposizioni, workshop e incontri con lautore a Casa dei Carraresi a Treviso. Ad aprire il festival saranno le esposizioni Sguardi sul tempo. Percorsi nella fotografia dautore e Venezia / Leredità dei precursori, mostra personale di Francesco Jodice. 

La prima rassegna, curata da Carlo Sala, proporrà oltre duecento lavori dalle origini del mezzo fino ai nostri giorni provenienti dalla collezione privata di Dionisio Gavagnin, finora rimasta inedita al pubblico. La selezione qui proposta è un percorso volto a raffigurare i cambiamenti culturali e sociali della storia tramite l'occhio privilegiato della fotografia con opere tra gli altri di Henri Cartier Bresson, Robert Capa, Candida Höfer, Robert Mapplethorpe, Félix Nadar, Man Ray, Thomas Ruff e Sebastião Salgado.

Ad aprire la prima esposizione un intenso dialogo tra alcuni dei maestri delle fotografia che in momenti differenti hanno raffigurato la condizione sociale delluomo: i ritratti lalta borghesia di Félix Nadar si confronta con la volontà classificatoria che emerge nei volti della gente comune del tedesco August Sander, ma anche con le immagini patinate uscite dalle riviste di moda di Robert Mapplethorpe e Irving Penn.

Il novecento si apre con la carica dirompente e sovversiva della avanguardie storiche: l'inconscio surrealista è testimoniato dalle distorsioni di André Kertész, i graffiti di Brassaï, le bambole di Hans Bellmer o i celebri ritratti solarizzati di Man Ray; ma anche lantiaccademismo del movimento Dada con i collage di Raoul Hausmann o le visioni razionali del Bauhaus.

A continuare questo ideale percorso unampia sezione è dedicata alla fotografia sociale e documentaria con alcuni dei grandi maestri europei e americani. Autori che hanno lavorato in contesti al limite, dalle scene del Bronx a New York di Weegee ai vari fronti di guerra come lo sbarco dei tanks in Cina raccontato da Robert Capa negli anni Trenta o la Cipro descritta da Donald McCullin.

La fotografia è anche specchio del proprio tempo che narra eventi epocali: ecco apparire gli scatti realizzati dalla NASA l11 luglio 1969 per celebrare lo sbarco sulla luna; ma anche fatti che hanno segnato le coscienze collettive come lattentato al presidente Ronald Reagan colto da Sebastião Salgado e le scene di mafia della palermitana Letizia Battaglia.

Un nucleo di lavori che sanno anche tracciare i tratti identitari dei luoghi e delle genti che li popolano, dallAmerica di Walker Evans, allItalia di Mario Giacomelli fino alla Francia narrata da Robert Doisneau e Henri Cartier-Bresson. 

La fotografia italiana è documentata come un mosaico di varie esperienze, partendo da una delle immagini simbolo del dopoguerra, Il Tuffatore di Nino Migliori. UnItalia dai tanti volti che alterna immagini rurali alla Dolce Vita colta dal paparazzo Tazio Secchiaroli. Ma anche la stagione della mutata coscienza del paesaggio con Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Guido Guidi, Franco Fontana e Walter Niedermayr.

Una parte cospicua della mostra racconta delle ricerche degli anni settanta, con un rinnovato impegno linguistico che per alcuni si traduce con luso delle immagini di archivio come per Franco Vaccari e Mario Cresci, con i celebri Ritratti reali. Ma anche luso del corpo come forma di emancipazione e scardinamento degli assetti sociali con Vito Acconci, gli azionisti viennesi Hermann Nitsch, Günter Brus, e Arnulf Rainer, lintimità di Gina Pane, fino ai lavori di Cindy Sherman con uno dei celebri camuffamenti della serie Murder Mystery.

Le tensioni delle contemporaneità appaiono sotto una pluralità di declinazioni come le analisi rigorose degli autori della scuola di Düsseldorf con i lavori di Thomas Ruff e Candida Höfer; ma anche le tensioni grottesche di Joel Peter Witkin e la forza simbolica di Andres Serrano. A concludere, le prospettive più attuali sullarte italiana, specchio di un ibridazione culturale e sociale, testimoniata tra gli altri dai lavori di Vanessa Beecroft, Stefano Cagol, Silvia Camporesi e Alessadra Tesi.

A concludere il percorso a Casa dei Carraresi è la mostra personale di Francesco Jodice. L
esposizione, presenta un corpus di lavori inediti legati al quarto film del ciclo Citytellers che lautore sta realizzando proprio sulla città lagunare.

Francesco Jodice, ricognitore dei fenomeni sociali e urbanistici, non si è confrontato con laspetto esteriore della città, ma ha mosso la sua indagine da un peculiare interrogativo: perché oltre mille anni fa è stata edificata una città proprio in un luogo così ostile? Lautore non ha potuto non lasciarsi attrarre da questa impresa costruttiva e politica che sembra infrangere le normali logiche e cautele. 

Le immagini che ne emergono parlano dellessenza attuale della città attraverso i suoi caratteri archetipali negandone una iconicità strettamente contemporanea del presente. Con un giro di parole potrebbero essere definite un film in costume, per porre una analisi profonda senza alcun intento celebrativo o nostalgico. Stupisce una fotografia sospesa tra realtà e finzione che mostra la facciata di un palazzo veneziano. E il ritratto di un modellino trovato al Museo Fortuny che diviene imponente e nella sua pesante monumentalità esalta la perizia di averlo costruito sopra una serie di palafitte in legno. Un atto di ingegno, ma anche una dimostrazione di potere e forza per unimpresa che appare quasi impossibile: riuscire dal nulla ad edificare una città che in alcuni secoli diverrà una delle più popolose dEuropa e uno dei centri culturali ed economici più floridi del continente.

Ogni immagine esposta costituisce una narrazione corale, quasi costituisse singolarmente uno storytelling complesso. Se dal punto di vista compositivo ha una apparente semplicità semiotica, dischiude in realtà una complessità narrativa che volutamente viene appena accennata. L'intento è di stimolare lo spettatore a rapportarsi con le opere quasi per completarne lindagine. Il fruitore posto di fronte allimmagine e agli spunti che la accompagnano è quasi costretto ad assumere una presa di posizione e completarla così con le proprie risposte.


A concludere la rassegna i tre film precedenti del progetto Citytellers: Sao Paulo Citytellers (2006), Aral Citytellers, Dubai Citytellers (2010). I tre lavori costituiscono un vero e proprio ciclo di indagine sulle città del presente sotto una lente geopolitica. 

F4 / un
idea di Fotografia

Sguardi sul tempo. Percorsi nella fotografia d
autore
Francesco Jodice. Venezia / L
eredità dei precursori
A cura di Carlo Sala

Casa dei Carraresi, Treviso - Via Palestro, 33/35

15 giugno -
11 agosto
Inaugurazione: venerdì 14 giugno, ore 18.30

Orari di apertura: da lunedì a domenica, 10.00
21.00.
Ingresso: Intero euro 7,00. Ridotto euro 5,00 dai 12 ai 25 anni; over 65; studenti universitari; aderenti FIAF; gruppi di almeno 15 persone. Gratuito minori di 12; portatori di handicap con accompagnatore; giornalisti con tesserino.
 

Info mostra e prenotazioni:
 
segreteria@fondazionefrancescofabbri.it
 - www.fondazionefrancescofabbri.it
tel. 0422.513150 -
 casadeicarraresi@fondazionecassamarca.it

Venezia: Al Teatro a L’Avogaria va in scena un classico senza tempo: Il Cantico dei Cantici


Lo spettacolo nella riduzione teatrale di Michela Martini e Stefano Pagin. Domenica 26 maggio 2013, ore 21.00,  presso lo storico teatro di Venezia

Venezia - Le seduzioni dei sogni racchiuse nell'inno dell'amore per eccellenza. Domenica prossima, 26 maggio 2013, ore 21.00, a Venezia, presso il Teatro a l'Avogaria, Dorsoduro 1607, va in scena un classico senza tempo,  "Il Cantico dei Cantici",  nella riduzione di Michela Martini e Stefano Pagin. Il poema d'amore più conosciuto, commentato e tradotto nella storia é interpretato dalla scuola di recitazione Giovanni Poli che pone l'attenzione sugli aspetti maggiormente legati alla dimensione onirica ed amorosa. Scritto in forma dialogica, il testo descrive senza mezzi termini il desiderio erotico fra un uomo e una donna. Il Cantico dei Cantici é un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana,  redatto in Giudea nel V - III Sec. a.C., conosciuto anche come il cantico di Salomone e racconta in versi  l'amore di due persone che esprimono con semplicità il fervore della propria passione. Uno spettacolo che fa riflettere sull'amore vissuto a livello personale e collettivo e che mette il pubblico faccia a faccia con i propri sentimenti. 

Gli allievi della scuola di recitazione Giovanni Poli che metteranno in scena lo spettacolo: Giuseppe Bellomo, Alex Bonora, Giovanni Conigliaro, Marianna Cossu, Riccardo Dal Toso, Greta Giancola, Vittorio Lora, Viola Lucio, Alessandra Marsala, Beatrice Raccanello, Nicolò Rossi, Elena Terziario.

L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.

Lo spettacolo in programma alle ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889, avogaria@gmail.com

Ultimo appuntamento con i Concerti di Maggio

Conclusione tra squilli di tromba e suoni d’organo per i  Concerti di Maggio al Santuario della Madonna Pellegrina, venerdì 24 maggio alle 21, per il ciclo di concerti del venerdì sera al Santuario della Madonna Pellegrina.

Padova - Si conclude, venerdì 24 maggio ore 21, il 53esimo Ciclo di concerti di Maggio 2013 organizzato al Santuario della Madonna Pellegrina di Padova (via d'Acquapendente 60). La rassegna è organizzata dal Centro Organistico Padovano con il patrocinio del Comune di Padova.  Finale di rassegna con il giovane duo tromba e organo, formato dal trombettista Davide Xompero e dall’organista Marco Primultini, entrambi ventitreenni, in un programma tra barocco e Novecento, da G. F. Haendel, T. Albinoni, J. S. Bach, G. P. Telemann a H. U. Hielscher, J. Langlais, F. Werner. Si inizia dal barocco con due trascrizioni per tromba ed organo, l’Arrivo delle regina di Saba dall’oratorio Solomon HWV67 di  George Frideric Haendel (1685-1759), ed il Concerto in Re minore op. 9 n. 2 di Tommaso Albinoni (1671-1751). Dopo un intermezzo per organo solo con la Passacaglia BWV 582 di Johann Sebastian Bach (1685-1750), si prosegue con la Sonata in Re maggiore TWV 41:DA3 per tromba e organo di Georg Philipp Telemann (1681-1767).Si passa poi al contemporaneo con la Sonatina in Fa maggiore per tromba e organo del compositore tedesco Hans U. Hielscher (1945), un Hommage à Frescobaldi per organo del francese Jean Langlais (1907-1991), organista titolare nella Basilica di Sainte-Clotilde a Paris nel 1945, e si conclude con il Duo für Trompete und Orgel op. 53 del compositore e direttore di coro tedesco Fritz Werner (1898-1977).

L’ingresso a tutti i concerti è libero e gratuito.

Per informazioni:
Centro Organistico Padovano: 049 685716 
www.madonnapellegrina.it